D’Addario Giuseppe

Ha ottenuto la “Segnalazione Speciale per la Nuova Drammaturgia 2021” alla XVI edizione del “Concorso Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos con il testo: “Isabella e il Duca

Vive e lavora a Monza dove fin da giovanissimo ha riscontrato particolare interesse per quanto riguarda il campo artistico. Dopo i primi approcci ed esperienze teatrali come attore, nel 1972 unisce un gruppo di giovani per fondare la Compagnia Teatrale Monzese. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Monza nel 1973; è insegnante dallo stesso anno al 1978 presso la scuola professionale “Luigi Motta” (materia d’insegnamento “Disegno Geometrico”). In seguito abbandona l’insegnamento per intraprendere la professione grafico-pittorica. Sono anni particolarmente fecondi per quanto riguarda la produzione teatrale: “All’uscita”atto unico di Luigi Pirandello insieme all’atto unico “Lo sportello” di Jean Tardeau, “L’eccezione e la regola” di Bertold Brecht; “L’uomo disabitato” di Rafael Alberti. Nello stesso periodo compie studi sulla “Nuova figurazione” (Klee e Kandinsky) che scaturiranno nell’arte strutturale. Questi lavori saranno raccolti, più tardi, in un ciclo di opere denominato “Oasis”. Del 1976 è il ciclo di ricerca: “Struttura e configurazione del quadrato, triangolo e cerchio” consistente in una serie di analisi ed elaborazioni grafiche inerenti le possibilità di sviluppo della struttura e configurazione dei poligoni regolari primari.

 È del 1977 l’approfondimento alle tecniche teatrali con la partecipazione ad un corso di teatro, tenuto da un’attrice del Piccolo Teatro di Milano. Dal ’78 al ’79 realizza una mostra collettiva ed un laboratorio tea-trale presso il palazzetto N.E.I. a Monza con l’allestimento di uno spettacolo teatrale. Nello stesso periodo (’79), dopo esperienze e studi sulle ultime tendenze teatrali e influenzato maggiormente dalle teorie di Jerzy Grotowski ed Eugenio Barba, cambia la denominazione della compagnia in quella attuale “Compagnia Teatro 3” (terzo teatro, in cui l’azione dell’attore prevale sull’allestimento scenico).  Per ricostituire la compagnia con l’avvento di nuovi attori rappresenta nel 1984 “L’Avaro” di G. B. P. dè Molière. Subito dopo nel 1985 è la volta de “Il sogno americano” e “La Sabbiera” due atti unici di Eduard Albee.   

Nel 1986 consegue l’attestato di “Comunicazione avanzata” presso l’istituto CESMA di Milano.  Dello stesso anno è la scrittura e messa in scena della sua prima commedia “DEDALUS ON” realizzata in occasione del progetto culturale: “SPAZI PER LA CULTURA” che vedeva la partecipazione della maggior parte delle associazioni culturali monzesi. In seguito saranno scritte e rappresentate altre sei commedie. Approfondisce sempre di più le tematiche teatrali con arricchimento nel campo scenografico e costumistico, proponendo autori contemporanei come, nel 1990, “Dolce Susanna” di Gina Lagorio e l’anno successivo “La guerra spiegata ai poveri” di Ennio Flaiano.

Nel 1992 realizza la collettiva: “Spazio-Materia-Cosmo” mostra di pittura ed installazioni in cui l’opera d’arte viene proposta nella sua interezza e nella sua proiezione-espansione spaziale, in rapporto con l’ambiente ricreato dagli artisti. Inoltre una installazione veniva realizzata durante gli orari di esposizione, in modo tale che il visitatore potesse osservare l’operazione nella sua evoluzione.  

Dello stesso anno è la rappresentazione del suo secondo testo teatrale “Myosotis”. Nel 1993 rappresenta il suo terzo testo: “Sabato pomeriggio” . Nel 1994 è promotore e responsabile della “I Rassegna delle Compagnie Teatrali Monzesi” in cui è impegnato a realizzare una più concreta collaborazione tra le associazioni culturali.  

Nel 1995 è la rappresentazione del suo quarto testo “En-Trance” mentre dell’anno successivo è l’allesti-mento della commedia in due atti “Bobosse” dell’autore francese Andrè Roussin. 

In questi anni ha sempre più la consapevolezza dell’importanza e del ruolo che ricopre un’associazione culturale nell’ambito cittadino, pertanto, nel 1997, fonda l’associazione culturale “Arte&Arte” proponendo progetti culturali atti a stimolare la conoscenza ed il confronto tra artisti. 

Sempre nel 1997, in occasione della rappresentazione della commedia “SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE” di William Shakespeare, organizza il progetto: “Shakespeare nostro contemporaneo – Shakespeare cittadino europeo” con l’intervento del drammaturgo Luigi Lunari ed il coinvolgimento della “BRITISH COUNCIL. 

“SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE”  progetto culturale:

“Shakespeare nostro contemporaneo – Shakespeare cittadino d’Europa” analisi storica ‘500/’600.  

Rinascita della tragedia. Con l’intervento del drammaturgo Luigi Lunari.

La scena elisabettiana: origini, architettura teatrale, costumi.

Dal testo alla scena: significato personaggi, interpretazione simbolica, allestimento scenico.

Mostra di pittura e di fotografia, in collaborazione con la Civica Scuola d’Arte “Paolo Borsa” e  

con il “Circolo Fotografico Monzese” sulle tematiche e simbologie della commedia. 

Seminari in lingua inglese con la collaborazione di “The British Council”.

Del 1998 è la rappresentazione del suo testo “TI SALUTO, MARIA” atto unico.

Con l’intenzione di ricollegare la forma pittorica alla quotidianità ed alle problematiche sociali nel 1998 organizza, insieme ad altri tre pittori la collettiva: “Aldo Moro – un uomo tradito”.  I lavori successivi esprimono la sintesi di una interpretazione e rielaborazione in senso contemporaneo del concetto e significato profondo del mito (“Narciso allo specchio” – “Icarus”) e questa ricerca lo porta alla base degli elementi alchemici essenziali: “ Acqua – Aria – Fuoco – Terra”.  Da tale tematica si sviluppa una serie di opere (denominate “IMAGO”)  tendente ad esprimere, attraverso la materia, la forma ed il colore, l’essenza dei quattro elementi fondamentali alla vita. 

Del 2001 è la messa in scena di “MA NON È UNA COSA SERIA” tre atti di Luigi Pirandello.

Nell’aprile 2004 apre, con il pittore Giuseppe Macchione, la galleria “Teresa Noce – centro di arte contemporanea” spazio espositivo aperto alle manifestazioni e alle ultime tendenze artistiche.

Nello stesso anno rappresenta il suo testo: “ANGELI” dramma in due atti.  

Nel 2005 su richiesta di un assessore regionale e con il patrocinio della Provincia di Campobasso –  regione Molise, scrive il dramma storico in due atti “Isabella e il Duca – 1679” su un fatto realmente accaduto; l’uccisione del prepotente Francesco Carafa Duca di Larino da parte di nobili locali, tale avvenimento risale verso la fine del XVII secolo e precisamente il 1 maggio del 1679. Di tale avvenimento ne aveva parlato addirittura Alessandro Dumas padre, il quale aveva inserito tale episodio nel suo romanzo “Un regno insanguinato” meglio conosciuto come: “Luisa di Sanfelice”; infatti, nel romanzo si parla lungamente del Molise ed, in particolare, della città di Larino. Il dramma storico fu rappresentato, (da una compagnia teatrale regionale) al “Teatro Savoia” di Campobasso nel mese di aprile del 2007, in seguito repliche in diverse città della regione. 

Nel 2006 rappresenta la commedia in tre atti di Luigi Pirandello. “Il piacere dell’onestà” e nel 2007 “Paola e i Leoni” commedia in due atti di Aldo De Benedetti. 

La sua attività teatrale continua insieme al suo interesse per la sperimentazione teatrale attraverso la realizzazione di Laboratori Teatrali per aggiornare gli attori della sua compagnia ed ai partecipanti esterni, all’arte teatrale e alle sue problematiche progettuali, metodologiche  e pedagogiche.

Ha realizzato spettacoli teatrali curando regia e allestimenti scenografici di autori classici (Shakespeare, Molière), moderni (Pirandello), e contemporanei (Ennio Flaiano, Edward Albee, Jean Tardeau, Aldo De Benedetti, Gina Lagorio e André Roussin).

Oltre a messe in scena d’autore ha scritto propri testi drammaturgici (è iscritto alla Siae dal 1986).

Opere teatrali scritte da Giuseppe D’Addario:

“DEDALUS ON“ (1986) commedia in due atti;

“MYOSOTIS” (1992) spettacolo multimediale in due tempi;

“SABATO POMERIGGIO” (1993) farsa in due atti;

“EN-TRANCE” (1995) farsa in due atti;

“TI SALUTO, MARIA” (1998) dramma religioso – atto unico.

“ANGELI” (2004) dramma in due atti.

“ISABELLA E IL DUCA – 1679” (2005) dramma storico in due atti.

 

N.B. il curriculum viene pubblicato come inviato dall’autore all’epoca del ricevimento del premio.

Dramma in due atti di Giuseppe D’Addario
rielaborazione dal romanzo storico “Un regno insanguinato” (Luisa di San Felice) 
di Alessandro Dumas padre

Dopo il terremoto del 2002 che interessò la regione Molise (dobbiamo ricordare, purtroppo, le giovani vittime della scuola di San Giuliano di Puglia oltre ai danni inevitabili del teritorio), nel 2003 l’assessore alla Cultura del Comune di Larino, Nicola Lozzi, con l’obiettivo dare un impulso socio-cultuale alla regione, mi chiese di realizzare un testo teatrale di un episodio storico risalente al secolo XVII  e precisamente l’uccisione del prepotente Duca di Larino da parte di nobili locali,  avvenuta il 1° maggio del 1679. Per suffragare tale richiesta, mi informò che, addirittura Alessandro Dumas padre aveva inserito tale episodio nel suo romanzo “Un regno insanguinato”: infatti, nel romanzo si parla lungamente del Molise ed, in particolare, della città di Larino. 
I presupposti per suscitare in me l’interesse necessario per dare inizio al lavoro c’erano tutti. 
Dopo un’attenta lettura del romanzo, e appurato che il Dumas, traspose la vicenda in epoca successiva a quella in cui i fatti sono realmente accaduti, a questo punto, si creava la necessità di verificare la veridicità storica e le effettive modalità di tale accadimento.
“L’avvenimento si svolge nei prodromi di quel vasto movimento dottrinario e rinnovatore che doveva portare all’eversione della Feudalità nel Regno e s’appartiene alla migliore Storia del Mezzogiorno di quel periodo costituendo, nel contempo, una bella pagina della Storia Larinate pur ricca di fasti millenari”. (G. Orazio de Gennaro, da “Almanacco del Molise”- 1979)

Per comprendere meglio la vicenda, è opportuno citare la narrazione fatta dallo storico Alberto Magliano nel suo libro “Città di Larino”(Ed. 1986): 

“…lo Stato di Larino fu venduto per estinzione di candela a don Inico Ventura per ducati 45.000, ed egli dichiarò di averlo acquistato per don Francesco Maria Carafa, Principe di Belvedere, donatario e tenutario di suo zio Tiberio Carafa, generale di artiglieria. Questo principe orgoglioso e prepotente fu subito in discordia con l’Università e con i cittadini, per abuso sulle persone e sulle proprietà, tanto più sensibili in quanto che pochi erano gli abitanti a causa della peste di pochi anni prima. 
Isabella Sorella, moglie di Raimondo de Raimondo, per la sua rara bellezza, aveva destato nel Principe desiderio di possederla, per cui il marito col giovine congiunto Abate Cornacchielli si appostò presso i Cappuccini ed allorché il Duca, il 1° maggio 1979, ritornava in calesse da Campomarino, scortato da 40 guardie a causa dei briganti che infestavano i nostri luoghi, lo uccisero con due colpi di archibugio. 
Gli uccisori per sfuggire alle ire delle guardie, insieme ai parenti ed amici che temevano ugualmente, si rifugiarono in numero di 120, così almeno scrive Antonio Palma, uno dei rifugiati, nella Cattedrale e nella Torre dell’Episcopio, dov’eravi diritto di Asilo. 
Isabella imprudentemente si affacciò ad una finestra ed una guardia la uccise con un colpo di archibugio che la colpì in faccia. Essendo essa incinta di nove mesi il dottor Antonio Palma operò il parto cesareo ed il bambino nato vivo morì dopo tre ore. Così scrive il Palma, ma la tradizione vuole invece che egli vivesse e che proprio egli fosse poi quel Matteillo Maggiopalma, che per tanti anni fu Mastro Giurato. L’Abate Cornacchielli fu, nonostante il diritto di asilo, arrestato sull’altare e nel giorno anniver-sario dell’uccisione del Principe fu impiccato sulla porta della Chiesa. 
Raimondo de Raimondo fu ucciso, difendendosi, in un confessionale, dove erasi rifugiato. 
Gli altri parte riuscirono a fuggire e parte furono perdonati.”

Insieme a studi generali di ordine storico-sociale sul secolo XVII dell’aria meridionale e, nello specifico del Molise, ho consultato ulteriori scritti redatti da storici locali quali: il già citato Alberto Magliano (ricordiamo che l’avvocato Alberto Magliano conobbe a Napoli il Dumas poiché dovette difenderlo in una causa intentata dal “Regno delle due sicilie” contro lo scrittore) , Giambattista Masciotta e Giuseppe Orazio de Gennaro, a questo punto, iniziarono i problemi. Infatti, ognuno di loro, dava una versione dei fatti completamente diversa e, soprattutto, non era affatto chiaro chi era o erano i veri uccisori del Duca e la reale motivazione. 
Se Giambattista Masciotta e Alberto Magliano danno una sintetica narrazione concordando sulla motivazione passionale dell’omicidio (ma non sui nomi dei reali esecutori), de Gennaro, oltre ad una più ampia esposizione, esprime una motivazione unicamente di carattere economico, lasciando intendere che, la motivazione passionale, non era stata altro che un’invenzione popolare. 
Egli descrive un avvenimento, che gli altri due storici non citano e, precisamente, l’occupazione abusiva, da parte di 40 guardiani armati al comando del Carafa, dei terreni Colle di Lauro di proprietà Palma. Da qui la reazione e la decisione della famiglia Palma di reprimere il torto con la forza e, dopo aver radunato circa 120 uomini armati e decisi, mossero contro il Duca. La vicenda assumeva i contorni di un vero e proprio giallo. A chi dare credito e come si sono svolti veramente i fatti? 
Dopo approfondimenti e ulteriori ricerche, ho potuto verificare alcune innegabili realtà di fatto. Da questi presupposti e, tenendo presente due fatti che influenzeranno tutto lo sfondo politico-sociale della vicenda (i moti popolari nel napoletano capitanati da Masaniello nel 1647-‘48 – con ripercussioni nel Molise con Nicola Mannara come esponente di spicco – e la peste del 1656), ho iniziato la stesura del dramma “Isabella e il Duca”. 
La loro vicenda è quella che ho potuto dipanare ed intrecciare, attraverso una plausibile ricostruzione degli accadimenti narrati dai nostri storici locali. Nel dramma, in base alla documentazione consultata, esprimo la mia versione dei fatti in cui, naturalmente, ho dovuto far convivere esigenze narrative insieme ad esigenze sceniche. Inoltre lo scopo del dramma non è semplicemente rievocativo ma l’intento è quello, in un periodo così difficile per la regione Molise, di guardare al suo passato e a come hanno saputo i suoi cittadini reagire in momenti altrettanto e, forse, ben più difficili di oggi.
“La morale che possiamo trarne noi moderni corrisponde al secolare filo conduttore della Storia seguendo il quale l’aspirazione alla libertà ed alla Giustizia è una costante del moto umano. Ogni regime viene eroso dall’interno allorché lo si esercita con tracotanza e ingiustizia; il ricambio sociale rappresenta la costante naturale di tutti i regimi. Il sistema piramidale dei Feudalesimo; uno degli ordinamenti maggiormente durati e più radicati nella Storia, non è sfuggito alla fatalità di quelle costanti allorché s’allontanò dai suoi stessi principii e cioè quelli della Cavalleria, del senso dell’Onore, della dura disciplina, l’obbligo al dovere e al suo grande e insostituibile contenuto morale. Chiudendo gli eventi larinesi del 1679 non si può ignorare che precedettero, nella loro essenza storica, di oltre 20 anni la grande Congiura della Macchia che, organizzata e diretta dai grandi Casati napoletani, si determinò nella capitale nel 1701 e la cui fisionomia storica, nazionalistica e liberale risulta simile a questa larinate sia pur differenziandosi per maggior risonanza, importanza e statura. 
Detta sollevazione indipendentistica nel Regno di Napoli prese nome da Gaetano Gambacorta principe di Macchia Valfortore e iniziò nel nostro Molise al Castello di Campolieto. (G. Orazio de Gennaro, da “Almanacco del Molise” – 1979)
Ringrazio Nicola Lozzi per l’idea, l’incoraggiamento e l’aiuto costante; Napoleone Stelluti per aver fornito il materiale e gli articoli sull’argomento; un ringraziamento particolare a Giuseppe Mammarella (accreditato presso gli archivi vaticani) per la ricerca storica su documentazione originale, degli archivi arcivescovili regionali.