De Luca Dario

Vincitore della “Sezione Regia” alla XIII edizione del “Concorso Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos” con la messa in scena della pièce: “Il Vangelo secondo Antonio”.

 

Regista, autore e attore calabrese nel 1992 fonda con Saverio La Ruina la compagnia Scena Verticale e dirige dal 1999 Primavera dei Teatri, festival sui nuovi linguaggi della scena contemporanea. Dal 2013, con la propria compagnia, è titolare della residenza teatrale Progetto More al teatro Morelli di Cosenza. E’ presente, con gli spettacoli della compagnia, nei maggiori festival e teatri italiani e all’estero. Il testo La Stanza della memoria (La Mongolfiera, 1998), scritto con Saverio La Ruina, è segnalato al Premio Nazionale Teatrale Città di Reggio Calabria ‘96. Il testo U Tingiutu. un Aiace di Calabria (Abramo Editore, 2010) è finalista al Premio Riccione per il Teatro 2009. Sempre col Tingiutu, nel 2011 vince il Premio Antonio Landieri – Teatro di Impegno Civile III edizione come migliore attore. Lo spettacolo è anche nella cinquina dei finalisti per la categoria Miglior Spettacolo. Con lo spettacolo Morir sì giovane e in andropausa, di cui è regista co-autore e interprete principale, vince il Premio RomaripArte 2012. All’attività della compagnia sono stati inoltre assegnati nel 2002 il Premio G. Bartolucci 2011 “per una realtà nuova”; nel 2003 il Premio della Critica assegnato dall’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro; nel 2010 il Premio Speciale UBU 2009 al festival Primavera dei Teatri – X edizione. Sempre per il festival vince, come curatore con Saverio La Ruina e Settimio Pisano, il Premio Kilowatt-Titivillus 2013. Nel 2012 è fondatore e frontman della Omissis Mini Orchestra con la quale vince il Premio Musica contro le mafie 2012 con il brano musicale Il male minore. Da diversi anni rivolge particolare attenzione al mondo giovanile con esperienze di didattica teatrale aperte agli studenti frequentanti Istituti di ogni ordine e grado. Opera nel campo del sociale con progetti di laboratorio finalizzati al recupero di soggetti svantaggiati e/o considerati a rischio. Rivolge particolare attenzione ai ragazzi con disabilità, con i quali dal 1999 conduce laboratori permanenti di educazione all’espressività. Dal 2011 dirige la Scuola di Teatro Carpe Diem a Rossano Calabro (CS) e dal 2013 dirige la Scuola di Teatro More a Cosenza. Vanta sparute ma significative incursioni nel cinema italiano.

N.B. Il curriculum viene pubblicato come inviato dall’autore all’epoca del ricevimento del premio.

Don Antonio, un parroco di una piccola comunità, vicario generale del vescovo, si ammala di Alzheimer. Al suo fianco la sorella, devota perpetua dal carattere rude e un giovane e candido diacono. La malattia colpirà la mente brillante di questo sacerdote e nulla sarà più come prima: i congiunti si muoveranno a tentoni in un terreno per loro sconosciuto, con rabbia, insofferenza e shock. Don Antonio, entrato nella nebbia, inizierà a perdere tutti i riferimenti della sua vita ma allaccerà un rapporto nuovo e singolare con Cristo che porterà avanti anche quando, alla fine, si sarà dimenticato della malattia stessa. Dimenticare di dimenticarsi può essere comunque un punto di arrivo, un ultimo approdo verso la propria interiorità. Perché il racconto della malattia, condito dell’involontaria comicità che si porta dietro, è anche il pretesto per riflettere sulla fede e sul senso religioso che ognuno di noi, volente o nolente, ha dentro di se. In Italia il tabù della demenza è ancora un macigno, un qualcosa che si nasconde dietro giri di parole. A più di 100 anni dalla scoperta del morbo si fa fatica ad abituarsi all’idea che tanto non c’è cura, che tanto non ci sono vere e proprie terapie. In Italia i malati sono più di un milione. A tutti loro e alle loro famiglie questo testo è dedicato.

“Per il tema trattato, inerente all’impotenza e alla sofferenza di chi vive accanto a malati di Alzheimer, trattato con delicatezza e intensità, con commozione e malinconia, che lasciano nello stesso tempo un ben dosato spazio anche a situazioni comiche e ironiche che ci sorprendono con un sorriso; per la toccante interpretazione degli attori in una scena che ricrea la casa/chiesa di don Antonio, dove il naturalismo (scena- costumi – interpretazioni) viene interrotto da brevi momenti simbolici (la perdita della propria personalità) in cui si svela uno “spazio oltre”, descritto dal minimalismo di luci led”,  la Giuria ha ritenuto la messa in scena di: “Il Vangelo secondo Antonio” meritevole di vincere la “Sezione Regia” della XIII edizione del “Premio Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos”.