Gallo Flavia

Ha vinto “la Sezione Drammaturgia – Teatro per ragazzi” alla XVI edizione del “Concorso Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos con il testo: “I vestiti nuovi del re. Piccola fiaba politica”.

Drammaturga, linguista, pedagoga. 

È stata ricercatrice nell’ambito della pedagogia teatrale europea per Università Roma Tre ed educatrice alla visione teatrale per Casa dello Spettatore. 

È autrice di:

  • Bella e Bestia e La Primavera di Jeanne D’Arc (Teatro di Roma)
  • Malanova (Sciara Progetti-Miglior Spettacolo  Festival Inventaria 2017;
    Premio del Pubblico Festival Avvistamenti Teatrali  2017) 
  • Buon Natale, Signor Lupo! (Garraffo TeatroTerra – Finalista Inbox Verde 2021) 
  • Viaggio biblico verso la città di B. (Teatro del Piccione/Teatro della Tosse) 
  • La Pietra d’Angolo (finalista XVI Edizione Premio Tragos – Sezione Teatro Donna; finalista Premio Platea 2016)
  • I vestiti nuovi del Re. Una fiaba politica (Vincitore XVI Edizione Premio Tragos – Sezione Teatro Ragazzi)

È fondatrice di Humanitas Mundi Teatro, ensemble di ricerca, cultura e produzione teatrale.

 

N.B. il curriculum viene pubblicato come inviato dall’autore all’epoca del ricevimento del premio.

Sfruttare teatralmente quel meraviglioso meccanismo del non vedere per affermare il valore (etico e drammatico) dell’azione umana: è il pensiero iniziale di questa riscrittura della celebre fiaba dell’autore danese “Le nuove vesti dell’Imperatore”.

La fiaba parla di un sovrano vanitoso, completamente dedito alla cura del suo aspetto esteriore, in particolare del suo abbigliamento. Il Re di questa opera di riscrittura rispecchia completamente il profilo del vanitoso imperterrito dell’originale nucleo, nel “reame teatrale” però, un giorno, non arrivano due imbroglioni ma due tessitori misteriosi, viaggiatori tra terre, saggi esploratori dell’animo umano: hanno a disposizione un tessuto eccezionale che risulta invisibile agli stolti e agli indegni e con cui tutti proveranno a confrontarsi, soprattutto i giovani, interessati a scoprire di se stessi uno degli arcani umani più importarti: la propria vocazione.

Il fuoco dell’azione è affidato a due giovani, al Servitore ufficiale de Re che cova sentimenti e risentimenti di natura democratica, e alla Giovane Filatrice, terza di un trio di filatrici che avvolgono costantemente l’andamento testuale nella metafora del tessere il proprio destino.

Ministri, ufficiali e cortigiani inviati dal Re non riescono a vedere il tessuto che dunque mostra la verità della propria essenza, la giustezza della propria posizione nel mondo. Per non essere mal giudicati tutti i malcapitati si esprimono in lodi bizzarre e fantasiose portando al contempo alla consapevolezza la rivelazione della propria inadeguatezza o del puro travisamento del proprio compito.

Quando l’abito commissionato dal Re, pagato a carissimo prezzo con denari pubblici, gli viene consegnato, egli si rende conto di non essere neppure lui in grado di vedere alcunché e attribuirà la non visione del tessuto a una mancata messa a fuoco della propria autentica vocazione, tradita e perduta nei meandri dell’infanzia.

Di una sua possibile indegnità (nel filare!) cerca i segni anche la giovanissima Filatrice che vuole presentarsi davanti alla veste per verificare la purezza del suo cuore nell’esercizio delle mansioni a lei affidate. Il sogno ricorrente della giovane la spinge a indagare un’avverabile variazione destinale, la possibilità cioè di essere nata per tessere e in un senso meno letterale…

Il fatto magico e profondamente teatrale, che fa di questa opera una riscrittura e non una mera trasposizione, si sostanzia nel fatto che i due ragazzi, in missione verso se stessi e verso il mondo per una comune e segreta causa di giustizia, la veste la vedono davvero! Sono i soli a ritrovarsi nella dignità di un’azione di liberazione della comunità dal sopruso di un sovrano scellerato nell’amministrare il denaro e dall’idea di un destino senza vocazione.

Anche il Re decide di fingere di vedere e di sfilare per le vie della città di fronte a una folla di cittadini i quali applaudono e lodano a gran voce… non l’eleganza del sovrano, come vorrebbe la fiaba originale, ma qualcosa di inaspettato: la sua grande generosità! Cosa avranno combinato nelle retrovie i due giovani, uniti al finale nell’intento segreto di fare da garanti della volontà popolare nell’esercizio del potere?

La famosa scena del bambino che esclama “Il Re è nudo!” è qui riconsiderata nelle domande di un piccolo spettatore della parata che vedendo la scena della nudità vi legge i segni di una nuova concezione del riconoscere il proprio posto nel mondo: ognuno di noi danza con gli altri, ognuno è in perenne danzante movimento con gli altrui atti. Ognuno è parte del sogno di un’umanità da sempre legata (per fili!) in una sensibile partecipazione nella trama del destino…