Mavilla Ilaria

Ha vinto la “Sezione Drammaturgia – Monologhi 2021” alla XVI edizione del “Concorso Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos con il testo: “Il canto del cuculo

Laureata in filosofia, si forma come sceneggiatrice cinematografica e televisiva con il corso Rai-Script e studia drammaturgia con Stefano Massini. Si dedica alla didattica della sceneggiatura da oltre 10 anni. e’ stata direttrice artistica della Scuola di Cinema Anna Magnani di Prato nel biennio 2018-19. Ha scritto numerosi cortometraggi, mediometraggi (aziendali, istituzionali, fiction, minidoc, biografici) e un lungometraggio in fase di produzione (Metropolis Produzioni). E’ stata sceneggiatrice per il progetto Centro itinerari + uno, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. Nel 2007 vince il Premio Flaiano come autrice under 30 con Chiedi allo specchio, ed è autrice di testi teatrali tra cui Senza Gioia (vincitore del Premio Avamposti d’autore 2012 e prodotto dal Teatro delle Donne per la regia di Ciro Masella), Scheggia sei proprio un genio (selezione Premio Scenario per la regia di Livia Gionfrida) e Glory Hole (la regia di Gherardo Vitali Rosati). Autrice del romanzo Miradar (Feltrinelli, 2012), vincitore del concorso Il mio Esordio e di racconti in opere collettanee (Decameron 2013, a cura di Marco Vichi, Toscani maledetti, per Piano B Edizioni, Accenti: autonomi racconti di Giovanisì, Editpress). Ha conseguito presso la Libera Università di Anghiari il titolo di consulente in metodologie autobiografiche e tiene laboratori di scrittura nelle biblioteche e nelle scuole.  Attualmente docente di sceneggiatura presso l’Accademia Cinema Toscana (ACT) di Lucca e finalista del Premio Rodolfo Sonego 2020 con la sceneggiatura Colpo di strega.

 

N.B. il curriculum viene pubblicato come inviato dall’autore all’epoca del ricevimento del premio.

Irma è una giovane madre stagista presso un’improbabile casa di produzione cinematografica. Divisa tra la responsabilità famigliare e l’aspirazione professionale, si sente inadeguata e pressata dal tempo, sia biologico che sociale. 
Alla sua, si alternano, intrecciandosi progressivamente, altri frammenti di storie. Storie sepolte che affiorano a chiedere una ricomposizione impossibile, perché spesso la verità somiglia ad un mosaico a cui manca un tassello. Quella, misteriosa e controversa, del furto della Natività del Caravaggio avvenuto a Palermo nel 1969 e la storia, crudele e innocente come solo la Natura può essere, del cuculo che annuncia al passero: “Fateci vagnari u’pizzu”. 
Schegge di storie che gravitano intorno al lato oscuro della maternità.