Lorenzi Marco

Vincitore Tragos XVIII Edizione per la Sezione Regia con la messinscena di “Come gli Uccelli” di Wadi Moawad.

Sinossi Il capolavoro del franco-libanese Mouawad racconta la storia d’amore tra Eitan, giovane di origine israeliana, e Wahida, ragazza di origine araba, iniziata in una biblioteca di New York. A dispetto delle loro origini, che da sempre la Storia schiera come nemiche, il loro amore fiorisce e cerca di resistere alla realtà con cui i due ragazzi devono fare i conti. La famiglia di Eitan è contraria al fidanzamento, i due giovani decidono di fare un viaggio in Israele per scoprire alcune verità nascoste della famiglia di Eitan. Ma su Allenby Bridge, il ponte che collega Israele e la Giordania, Eitan rimane vittima di un attentato e cade in coma. Nel coma, in una dimensione sospesa e simbolica, i piani temporali (passato e presente) si intrecciano. Da luoghi diversi arrivano i genitori e i nonni a fare visita al ragazzo e vecchie relazioni familiari si scatenano violente. Wahida continuerà la ricerca per il fidanzato e scoprirà un passato nascosto della famiglia di Eitan. Solo questa verità può risvegliare Eitan dal coma, ma chi ha il coraggio di rivelarla? Con questo lavoro si superano il tempo e lo spazio, percorrendo vicende familiari di diverse generazioni in diversi luoghi geografici e si affronta un’indagine sulla propria identità culturale e origini. Sullo sfondo la grande Storia interviene feroce nelle relazioni umane ed emotive.

Note di regia Ci sono testi teatrali e spettacoli con cui fai un pezzo di strada insieme e poi, quando tutto è finito, ci si lascia come è normale che sia. Poi, ci sono testi teatrali e spettacoli che sconvolgono tutto, come una bomba piazzata nel mezzo della tua vita d’artista. Incontri che ti segnano per sempre. Come gli uccelli / Tous des oiseaux è uno di questi. Il grande teatro che intreccia la grande Storia con quelle più piccole ed intime della nostra vita, che dilata il tempo mentre ci perdiamo in un rito potente ed emozionante che parla, attraverso noi, della Storia stessa. Con il Mulino di Amleto approfondisco da tempo un percorso di ricerca e di creazione che nasce da questa inquieta visione del mondo a cui unisco sempre la ricerca dell’Altro, l’apertura umana e filosofica. Questo incontro con l’Altro può essere anche faticoso e si traduce in Come gli uccelli nella scelta di internazionalizzazione del cast artistico creando uno spettacolo a tratti multilingue. Nel teatro abbiamo bisogno di coraggio e scelte scomode (come questo testo o alcuni elementi formali) non consolatorie, affondando le menti e i cuori in meravigliosi testi scritti da grandi autrici e grandi autori vivi e contemporanei. Saranno i classici del futuro. A ciò si aggiunge che, a volte, la vita e il grande Teatro ci sbattono in faccia “coincidenze” che non si possono ignorare. Ad un anno di distanza dal debutto di Come gli Uccelli (10 ottobre 2023) e dai fatti dolorosi e strazianti del 7 ottobre 2023, rileggo le note scritte 12 mesi fa. Cosa è successo nel frattempo? Le intollerabili conseguenze sono davanti agli occhi di tutti noi. Gli eventi che ci accompagnano da un anno a questa parte nel medio-oriente non trovano una risposta dalla politica internazionale. Che possibilità abbiamo allora di fronte a questa follia? Resta l’Arte. L’Arte ha ancora la possibilità e il compito di urlare a pieni polmoni l’ingiustizia che si sta consumando non solo verso uno o l’altro popolo, ma verso lo status di essere umano. L’arte può ancora emettere un urlo contro l’ingiustizia. Quell’urlo che nel nostro spettacolo lancia Eitan contro il muro imponente e immanente sulla scena che tutto separa, divide, schiaccia, tritura rendendoci impotenti spettatori di un ennesimo massacro. L’arte è l’urlo che non si rassegna al silenzio della Storia. È lecito perciò, in quanto donne e uomini che abitano questo folle mondo e come artist* che ogni giorno si interrogano sul senso della nostra Arte e del nostro lavoro, porci una domanda fondamentale: come stiamo interpretando il mondo? Condivido dunque le parole di Mouawad per cui il Teatro può essere l’occasione per creare spazi dove i “nemici” possano ancora dialogare e far sentire insieme una voce, anche se infinitamente piccola, che non è quella dell’odio. Come gli uccelli è anche questo spazio. Come regista e come compagnia insistiamo a credere che il Teatro sia ancora un luogo dove le assurdità della Storia possano essere rappresentate, per discuterne, per non ripeterle. Le vogliamo sul palco in ogni loro sfumatura, attraverso le contraddizioni presenti negli esseri umani, attraverso le loro paure e speranze. Pensiamo che sia giusto non tirarci indietro di fronte ad un testo così attuale nello scandagliare la guerra, l’odio tra i popoli, le pretese e le indissolubili identità che ci formano. Perché se è vero che il mondo intorno a noi riverbera ancora più cupo, anche all’interno del nostro spettacolo, sentiamo però anche la luce e l’amore che lo attraversano e che lasciano un segno. Abbiamo la fiducia che questo segno possa essere il lascito profondo per gli spettatori.