Pizzurro Luca

Vinto la “Sezione Regia” alla XVI edizione del “Concorso Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos con il testo: “Charlie Chaplin – a man’s story” e la La Segnalazione Speciale per la Nuova Drammaturgia 2021 – sezione Atti Unici”,   per il testo: “Gabrielle

 

Uno spettacolo è fatto di idee, visioni, emozioni, atmosfere; non esiste un ordine cronologico in questa successione di cose, perché ognuna di esse, per me si manifesta autonomamente, sotto forma di lampo, che accende la mia mente e mi consente di guardare dentro le cose. E poi accade che queste idee, queste visioni, queste emozioni, queste atmosfere diventino una conseguenza dell’altra. E come per miracolo tutto prende forma, tutto acquista una sua coerenza, un suo senso. Quel giorno, sul mio orizzonte, comparvero due piedi da bambino, sporchi, ossuti, con la pelle dei talloni indurita ed una grande quantità di passi già seminati sule strade di Kennington.

È dai passi sporchi di un bambino stanco, che ha avuto inizio il cortocircuito della creazione. “La mia vita è stata un lungo, infinito, affannato, susseguirsi di passi”.

“Charlie Chaplin, a man’s story” è il bisogno di scoprire il trucco che rende strabiliante la magia, è il bisogno di scomporre gli elementi di un miracolo, il bisogno di comprendere le basi che costituiscono le fondamenta per la costruzione di un mito, il mito di Charlie Chaplin. Un viaggio affascinante e contraddittorio nella storia di un bambino povero che attraverso un lungo, infinito, affannato susseguirsi di passi, diventerà un’icona intramontabile del cinema mondiale. La nostra storia parte dai luoghi polverosi di Kennington road, seguendo le vicende più significative di un bambino che si avvia a diventare uomo, in un percorso affannato, in cui la vita più volte cercherà di farlo cadere, presentandogli numerosi conti da pagare: l’indigenza, la follia della madre, l’assenza di un padre, la solitudine, il timore dell’orfanotrofio, fin quando la sorte comincia a cambiare ed il successo appare una meta raggiungibile. È qui che la narrazione cronologica si arresta e la storia incontra un Charlie Chaplin anziano.

È a questo punto che si svela il punto di vista del racconto, l’origine della narrazione, la narratrice di questa storia: Jane Chaplin, la figlia di un mito che desidera il calore di una famiglia normale. Siamo nel dicembre del 1977, a dieci giorni dalla morte di Charlie Chaplin, è in questo momento che precede il distacco definitivo di una figlia dal proprio padre che Jane cerca di capire le ragioni di quel freddo interiore che l’ha accompagnata fino a quel momento. L’uomo che sulla pellicola destava negli spettatori sentimenti famigliari di tenerezza, affetto, simpatia era molto diverso dall’uomo silenzioso ed impenetrabile che passava la maggior parte del suo tempo chiuso in uno studio dalle finestre alte, inaccessibile ai figli.

A questo punto della storia è il bisogno di un contatto sincero, caldo a prevalere, il bisogno di una figlia di sentirsi accettata, amata, una ragazza che sente il bisogno di appartenere, nel senso più intimo del termine, ad un padre-mito. È il racconto di una vita difficile, quella di Chaplin bambino e quella di Jane bambina, entrambi privati dell’affetto, per cause diverse, ma allo stesso modo bisognosi di calore. Una regia che punta a far emergere il senso delle cose attraverso una ricerca capillare della verità, il tutto raccontato attraverso il Bianco e Nero che rimanda al ricordo delle pellicole dei film muti ma con la forza e la verità che i corpi degli attori in carne ed ossa riescono ad esprimere con la loro carnalità, la loro emotività in uno spettacolo che si sviluppa come un film, il film della vita di un uomo qualunque.