Salvatori Francesca

Ha ottenuto la “Segnalazione Speciale Tragos 2020” alla XV edizione del “Concorso Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos” per la sezione “tesi di laurea” con la tesi: “il “Misterium” nella tradizione medievale del Festival della città di Campobasso”

Vincitrice alla XIII edizione del “Concorso Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos” per la sezione “Regia allestimento allestimento opera lirica”, per Lo Studio e la progettazione de La Traviata di G. Verdi.

Francesca Salvatori, nata a Campobasso il 03/08/1989, vincitrice del Primo Premio della sezione Regia del “Concorso Europeo di Teatro e Drammaturgia – Tragos” di Milano (XIII edizione) per il progetto per La Traviata di G. Verdi e della Segnalazione speciale Tragos (XV edizione) per la sezione Tesi di laurea con il titolo Il “misterium” nella tradizione medievale del Festival della città di Campobasso, è stata regista e coordinatrice di un progetto per la promozione dell’opera lirica in Molise negli anni 2017 e 2018 con la conseguente produzione del Don Giovanni di W. A..Mozart e di Il Barbiere di Siviglia di G. Rossini, andati in scena con successo presso l’Auditorium della Fondazione Molise Cultura di Campobasso e per i quali ha curato anche le scenografie e i costumi. Assistente alla regia per le opere liriche Rigoletto, Carmen, L’Elisir d’amore, Pollicino, Don Giovanni, Il Telefono, La Divina Commedia. L’Opera, La Traviata, Tosca, La voix humaine, Cavalleria Rusticana in importanti contesti nazionali e con registi di chiara fama. Ha lavorato nella segreteria artistica e di produzione dell’Associazione Amici della Musica “Walter de Angelis” di Campobasso e ha svolto i seguenti periodi di stage e formazione: La Traviata regia di R. Carsen, La Scala di Seta regia di D. Michieletto, Così fan tutte regia di L. Mariani, Le Nozze di Figaro regia di M. Martone, La Traviata regia di H. Brockhaus, Rigoletto regia di L. Muscato, Werther regia di W. Decker, Falstaff regia di L. Ronconi, Aida regia di G. De Bosio, Il Barbiere di Siviglia regia di L. Mariani. Ha conseguito la Specializzazione per le attività di sostegno nella scuola secondaria di primo grado presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Si è laureata presso La Sapienza, con votazione massima, in “Musicologia”, in “Spettacolo teatrale, cinematografico e digitale: Teorie e tecniche” e in “Letteratura, musica e spettacolo”. Ha inoltre conseguito il Master annuale in regia lirica dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” producendo un progetto di regia per l’opera L’elisir d’amore di G. Donizetti, il Master annuale in Disturbi Specifici dell’apprendimento presso l’Università telematica “Giustino Fortunato” e il Master annuale “La funzione del docente e il PTOF: didattica, inclusività e valutazione” presso l’Università Telematica Pegaso. Ha preso parte alla realizzazione della seguente pubblicazione: Francesca Salvatori. Per uno studio di regia “Regia scena per scena della Traviata di G. Verdi”. In: Cromosoma T(eatro). Teatro e drammaturgia tra evoluzione e tradizione. Collana di teatro e spettacolo; pro(getto)scena editore (MI). Vol. 1, pp 135-143, 2019. ISSN 2612-7210, IBSN 978889446780.

 

N.B. Il curriculum viene pubblicato come inviato dall’autrice al momento del ricevimento del premio.

“Tunzella Tunzella , vietenn vietenn”!

Queste sono le parole che più si ricordano di una tradizione millenaria che ancora oggi riveste grande interesse per il suo essere un coacervo di influssi artistici, religiosi e performativi inimitabili che, ogni anno, viene rappresentata a Campobasso: il Festival dei Misteri. Da oltre due secoli e mezzo, nel mese di Giugno, angeli, diavoli, madonne e santi, sospesi nel vuoto, sfilano per le strade del centro, rendendo la città meta di turisti e teatro di diverse proposte culturali e musicali. Si suppone che i Misteri, commissionati da tre Confraternite della città, furono presentati per la prima volta nel 1748. Alle dieci in punto, con il grido del caposquadra “scannètt allèrt”, si apre il cancello ed al battere, per tre volte, della canna palustre sulla base, i portatori sollevano il Mistero che, come per incanto, prende vita e comincia ad ondeggiare. La banda inaugura il motivo musicale, la Marcia dall’ opera Mosè in Egitto di Gioachino Rossini, ed i Misteri attraversano la città antica, sfiorando i balconi; si fermano, sostano e riprendono a muoversi ritmicamente tra migliaia di persone che fanno da ala al loro passaggio.

La tesi presenta e riconsidera in chiave contemporanea una tradizione millenaria approfondendone le caratteristiche e peculiarità, inquadrandola in un contesto storico delineato, nelle sue linee generali, nel primo capitolo. Informazioni e immagini per la stesura del secondo capitolo, che propone la nascita, la storia e l’evoluzione della manifestazione nonché le schede tecniche di ciascun “Ingegno”, sono state recuperate avvalendosi della dotazione dell’archivio del Museo dei Misteri di Campobasso nel quale sono presenti materiali cartacei, fotografici e digitali schedati in un inventario, consultabile nel terzo capitolo. In ultima analisi viene considerato il rapporto tra la rappresentazione teatrale e la musica di Rossini che da anni caratterizza la sfilata dei Misteri, dedicando uno spazio anche all’ “altra musica” quella creata dal grido dei diavoli, quella delle persone che affollano le strade, quella dei suoni di strada, delle risate e dello stupore, che ieri come oggi, caratterizzano questo spettacolo.

Francesca Salvatori

 L’Idea di regia 

Ispirata al surrealistico mondo creato da Salvador Dalì, la regia acquista i caratteri di una visione onirica di cui creatore e protagonista è lo stesso artista catalano (Alfredo Germont) insieme alla celebre attrice e show girl statunitense Mae West. Affascinato dalle sue forme sensuali e dalle sue labbra carnose, egli realizza due opere famosissime: Il volto di Mae West (1935) e il Divano – labbra Mae West (1936). A quest’ultima ed altre fondamentali opere si riferisce la scenografia simbolista dell’ intera messa in scena mentre i costumi sono conformi all’ alta moda degli anni Trenta del Novecento e al mondo dell’ Art Déco declinata in America per le grandi dive hollywoodiane e per l’alta borghesia europea, considerando le specifiche di ogni atto, l’identità storica dei singoli e al tempo stesso il loro essere “creazioni mentali” di un artista che vive la sua epoca e il suo costume. 

Seppur immersi in una narrazione – immaginazione frutto dell’inconscio, elementi chiave nelle creazioni surrealiste, i personaggi si riferiscono a persone realmente esistite. Se la West è Violetta Valery , Flora Bervoix è una affascinante Gloria Swanson ancora agli inizi della sua carriera e che, come è noto, conquisterà il successo di pubblico con la parte di Norma, in un primo momento affidata proprio a Mea, in Viale del Tramonto di Billy Wilder nel 1950. Surrealisti sono il Barone Duphol, il teorico André Breton, il quale ebbe non pochi motivi di scontro politico e ideologico con l’artista catalano, e il Marchese d’Obigny nella figura di Joan Mirò, il “più surrealista di tutti” (ct. Andrè Breton). Il visconte Gastone de Letorières è Raoul Walsh, il regista del nuovo fim della West Annie del Klondike (1936), mentre il dottore è Colin Clive, attore britannico dell’epoca noto per aver interpretato il ruolo del Dr. Frankenstein sia nel 1931(in Frankenstein) che nel 1936 (in La moglie di Frankenstein). Giorgio Germont è naturalmente Salvador Dalí i Cusì che, convinto che la vicinanza del figlio ai surrealisti avesse un pessimo effetto sul suo senso morale, ebbe sempre un rapporto conflittuale con il figlio tanto da arrivare a diseredarlo. 

Nell’ ouverture Violetta crea e presenta al pubblico il suo personaggio, la diva e musa ispiratrice. Nel primo atto, in un salotto alto borghese, si svolge la serata di presentazione del nuovo film della West che sfrutta le sue doti di sex symbol del cinema attirando su di sé l’attenzione di fotografi e addetti stampa. Il suo eccessivo mostrarsi non è apprezzato dagli invitati, espressione di una mentalità ancora legata a schemi e stereotipi del passato, ma molto lo è da Alfredo a sua volta eccentrico ed individualista. La visione perbenista è quanto di più lontano ci possa essere dall’indole della West tanto che la sua provocazione si traduce in uno strip tease sul divano in finale d’atto sulle note di “Sempre libera” . 

Il tempo del sentimento, un tempo tutto interiore e non cronologico, è protagonista nel primo quadro del secondo atto. Alfredo tenta invano di terminare il dipinto di Violetta ma la sua influenza nella sua mente è così forte da destabilizzarlo. La scena si ispira all’opera La persistenza della memoria (1931) sia nelle forme che nei colori così come i costumi che, seppur riferibili all’epoca storica, sono mimetizzati come macchie di colore in un quadro. Nella festa in maschera a casa di Flora (Secondo atto, secondo quadro) Alfredo, travestito da mago, propone un gioco di prestigio. I costumi sono estrosi e ricchi mentre la scena è chiara ed essenziale. In entrambi vi è un riferimento ai tarocchi creati da Salvador Dalì che non sono altro che gli stessi personaggi: in fondo il loro stesso esistere non è altro che un gioco. 

La progressiva perdita di consistenza della figura di Violetta così come della visione stessa creata dall’artista è chiaramente visibile nella stanza del terzo atto che è in realtà uno spazio del pensiero etereo e freddo. Il vuoto è invasivo e dominante fino a quando nel Baccanale i coristi (ovvero quelli stessi esponenti di una società falsamente moralista, intransigente e decisamente conformista) entrano in scena e nel crescendo finale invadono la stanza, travestiti da grandi formiche (Formiche, 1936), e coprono il corpo di Violetta fino alla chiusura del sipario. 

Per lo studio meticoloso per la messa in scena della “Traviata” di Giuseppe Verdi ispirata al mondo surreale di Salvator Dalì; per la costruzione della regia che conduce lo spettatore nello sviluppo della storia accompagnandolo con una scenografia simbolica che progredisce di significato; per l’ambientazione trasposta negli anni ’30 nei costumi che suggerisce eleganza e  fascino non immune da possibili ed improvvisi cambiamenti che mirano a far capitolare nella vertigine dell’inconscio, la Giuria ha ritenuto il lavoro meritevole di vincere la “Sezione Regia – Allestimento Opera Lirica” per la XIII edizione del “Concorso Tragos”

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