Daniele Enrica

Vincitrice del concorso Tragos XVIII Edizione, per la Sezione Saggi/Tesi di laurea con la tesi: “Home Movies. La scrittura del sé familiare. Uno studio sul desiderio

Laurea triennale in Filosofia Università Vita-Salute San Raffalle

2022 – 2023  Corso di recitazione teatrale a cura di Tindaro Granata, Ugo Fiore, Francesca Porrini Proxima Res
2023 – 2024  Atto Unico, corso propedeutico intensivo di recitazione Proxima Res Proxima Res
2022  La drammaturgia contemporanea che riscrive il presente, a cura di Giuliana Musso e Monica Capuani Amleta, Teatro Carcano
2022 – 2023  La palestra della scrittura Civica Paolo Grassi
2022 – 2023 Napoli, Atelier di cinema del reale, documentario antropologico, a cura di Leonardo di Costanzo Parallelo 41 produzioni, Film Commission Regione Campania

ESPERIENZA LAVORATIVA

2022 – 2023 Napoli, Regia, Autrice e Fotografia per “Procida”, 2023, Produzione FCRC, Parallelo 41 Film Commission Regione Campania, Parallelo41 – https://mubi.com/en/it/films/procida

Premi:

Menzione speciale Pardo Verde 76 Locarno Film Festival, 2023; Selezione ufficiale “Cinema del Reale” Nastri d’Argento 2024; Premio al miglior documentario, XXV edizione del Premio Internazionale Cinearti La Chioma di Berenice, CNA.
2023 Piazza Plebiscito, Napoli, Attrice e Autrice rassegna teatrale “Restate a Napoli”, per la regia e direzione artistica di Lello Arena

 

N.B. il curriculum viene pubblicato come inviato dall’autore all’epoca del ricevimento del premio.

Nell’epoca delle passioni tristi, come la definisce il filosofo e psicologo Miguel Benasayag, mettendo in cima tra queste il senso di disgregazione, che ruolo hanno le immagini passate di noi stessi, della famiglia in cui siamo cresciuti e dei luoghi che abbiamo abitato? La tesi proposta, lavoro finale di un percorso triennale in filosofia terminato nel luglio del 2024 con votazione di 110/110 e Lode, è un’indagine in tre generazioni sugli Home Movies, meglio conosciuti come “filmini di famiglia”, con l’obiettivo di comprendere, nella prospettiva di un loro utilizzo in una dimensione teatrale e performativa, la trasformazione nei decenni del nostro rapporto con la creazione del ricordo e con l’autorappresentazione, indagando attraverso di essa l’evoluzione delle più ampie strutture sociali, delle gerarchie familiari, del rapporto con i nuovi media e con l’industria culturale (ci filmiamo e ci raccontiamo alla maniera in cui ci vediamo rappresentati sullo schermo, in teatro e nelle storie di cui leggiamo) ma, soprattutto, del rapporto tra desiderio, tempo e nostalgia. Cosa vuol dire ri-trovare filmati della propria infanzia o, in ogni caso, di un tempo passato? Quali nuove possibilità e cortocircuiti permette l’andare ad analizzare, riscrivere, montare tali immagini dialogando con prodotti così sensibili e privati di fronte ad un pubblico? In altre parole, a quale teatro apre l’andare ad operare al cuore del ricordo? Perché sia possibile domandarsi su quesiti del genere è stato necessario uno studio preliminare di tali immagini da un punto di vista tecnico, sociologico e filosofico, così da comprendere non solo ciò che esse raccontano ma il mondo a cui appartengono. Se Benasayag lo definisce un mondo disgregato, quel che istintivamente viene da chiedersi è: come resistere a tale disgregazione?

Perché i risultati di tale indagine possano prendere tridimensionalità e senso, è massimamente importante che le immagini degli Home Movies, una volta comprese e organizzate, possano valicare la bidimensionalità dello schermo per farsi teatro: chi è in scena, in questo modo, dialogherà con tali immagini quando proiettate, con i suoni e le voci perdute nel tempo, con la loro assenza quando non utilizzate, potrà montarle ed associarle sotto gli occhi degli spettatori, costruire attraverso l’azione teatrale un racconto video che sarà, al termine dello spettacolo, specchio del proprio viaggio a ritroso, attraverso sé ed il mondo che abitiamo. Il senso del materiale d’archivio familiare è tanto più denso quanto più esso ha modo di esprimersi inserito in un racconto fatto da presenze reali sul palco, grazie alla carne di un corpo attore in grado tanto di dialogare con il passato (insieme privato e collettivo) delle immagini, quanto con il pubblico. La scena teatrale permette di dare effettivamente vita alle mappe delle case vissute e filmate, dei luoghi di vacanza, dei traslochi e dei trasferimenti, dei ricordi e degli stati emotivi, permette di seguire, con il metro teso anno dopo anno su una delle pareti della cameretta dei bambini, tanto la crescita di singoli individui quanto le profonde trasformazioni della società: basta guardare alla questione di genere per rendersi conto dell’enorme capacità di testimonianza che gli Home Movies hanno rispetto all’emancipazione della donna all’interno del nucleo familiare.

Credo, inoltre, che lasciar entrare sul palco l’immagine in movimento sia ormai una necessità del teatro, per comprendere come sopravvivere a sé stesso e come dimostrare, rispetto all’immagine, la sua peculiarità di far accadere e riaccadere le cose, nell’evento, sotto gli occhi di tutti, capacità a cui il cinema può solo aspirare. E farlo con immagini d’archivio aprirebbe ad una via particolarmente interessante, quella del corto circuito tra presente e passato, della sovrapposizione di mondi e tracce di ricordo, dando la possibilità al corpo attore ormai adulto di parlare dal palco, ad esempio, con i propri genitori, che invece a sua volta si rivolgono ad un lui appena bambino: una catena di legami tra corpi reali e loro proiezioni spazio-temporali, come antidoto alla mancanza di relazione e memoria a cui la modernità, nella sua smania, ci costringe.

Un tentativo di montaggio e riscrittura delle immagini d’archivio a scopi performativi (sebbene qui ancora privato della sua componente fisica nello spazio teatrale) è il breve montato che lascio di seguito, dove il voice over non è che un tentativo d’esemplificazione del dialogo possibile tra palco e lavoro sulle immagini, seppur necessariamente appiattito nella sola dimensione del video.

Buona visione!

https://youtu.be/sr1Eyq8gibk