Tragos XVIII Edizione Segnalazione Speciale Vincenzo Di Lalla per il testo: “Alfonsina con la A”
N.B. il curriculum viene pubblicato come inviato dall’autore all’epoca del ricevimento del premio.
Il 10 maggio del 1924, alle ore 4.41 della mattina, con il numero 72, Alfonsina Strada parte per il Giro d’Italia, unica corridora in gara. Mai nessuna prima di lei e mai più nessuna dopo di lei.
A tre giorni dalla partenza il suo nome compare sulla Gazzetta dello Sport e sul Corriere rispettivamente come “Alfonsin” e come “Alfonsino”, non si sa se la a mancante sia dovuta a un errore o a una precisa volontà.
La storia di Alfonsina Strada nata Morini, detta ‘Fonsina’, anche se oggi poco conosciuta, è una storia appassionante, poetica e struggente.
E’ la storia di una donna che per tutta la vita non ha desiderato altro che pedalare e non scendere mai dalla sua bicicletta sperando così di fuggire lontano dalla miseria delle sue origini e di superare quel limite che la società, la cultura dell’epoca e il suo essere femmina volevano imporle.
Con la bicicletta Alfonsina ha imparato la disubbidienza, ha imparato a sfidare i maschi ma sui pedali mai con le mani, senza arrendersi mai.
Era ‘il diavolo in gonnella’, le urlavano ‘matta’, ‘vacca’, ‘logia’, ‘non ce la farai’ ma Alfonsina non ha mai smesso di pedalare e di portare avanti il suo desiderio nato all’età di 10 anni.
Oggi sappiamo bene che così facendo chi la insultava non faceva altro che mostrare i propri limiti.
Non si sognavano minimamente di arrivare là dove lei era già arrivata da un pezzo.
“Che se gli esseri umani sono addirittura arrivati sulla luna e io davvero non posso andare in bicicletta?”
A ben vedere è la storia di una passione. Un passione cristallina che non ha mai smesso di emergere anche nei momenti più difficili e duri della storia di questa donna che possiamo definire straordinaria oltre ogni ragionevole dubbio.
Ho deciso di ricordarla e di onorarla nell’unico modo che so fare: raccontando la sua storia.
La storia di una donna incredibile, femminista senza saperlo, generosa, visionaria che ha aperto un varco per l’emancipazione sportiva – e sociale – delle donne, di tante donne che sono venute dopo di lei guidate dal suo esempio e dalla sua tenacia.
Dalla sua ‘tigna’ come lei stessa la definiva.