Riccardo Fabrizi

Ha vinto la Sezione Drammaturgia – Monologhi alla XV edizione del “Concorso Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos” con il testo: “Il titolo non me lo ricordo”.

RICCARDO FABRIZI – AUTORE E REGISTA

Allievo di Piero De Bernardi, è attivo nel campo degli audiovisivi dal 2006. Maturata nel corso degli anni una profonda conoscenza del linguaggio audiovisivo e una solida capacità nel costruire scenari drammaturgici, firma due lungometraggi, in fase di sviluppo, con il contributo alla sceneggiatura di Rai Cinema.
Firma la docufiction sullo scrittore Ernest Hemingway dal titolo My name is Ernest (2014 – andata in onda su Rai5) per la regia di Emilio Briguglio, con il quale lavora anche alla sceneggiatura del film Una nobile causa (2016), interpretato da Antonio Catania, Roberto Citran e Francesca Reggiani.
Approda alla regia dirigendo il teaser per una serie. Greenpeace gli commissiona il video Api da salvare. Dirige il videoclip del brano The best thing you can feel degli STATALE 66, la resident-band del programma di Rai2 Stracult, prodotto da Bunker Hill. Scrive e dirige il cortometraggio Principessa, vincitore dei selettivi del fondo MIBACT, interpretato da Arturo Muselli e Rosa Diletta Rossi.
È attualmente docente di sceneggiatura e regia per l’Università E-Campus, all’interno del master STORYTELLING. Da dicembre 2016 è rappresentato dallo Studio Legale Cau.

N.B.: “Il curriculum viene pubblicato come inviato dall’autore all’epoca del ricevimento del Premio.

Qualunque attore interpreti un personaggio ha come primo compito di ricordare: battute, gesti e movimenti per rimanere concentrato sulla performance e non perdere il filo. Da un punto di vista universale, invece, la memoria riempie il bagaglio di esperienze che l’essere umano porta con sé e che lo ha fatto divenire la persona che è. Se si mettessero in fila i propri ricordi, ecco che ci si troverebbe avvolti nelle trame di un racconto. Ma allora la memoria di un attore come fa a scindere il personale dal professionale? Come riesce a districarsi in questo complesso labirinto costruito sulle sfumature dell’emotività umana? Ce lo racconta M, la memoria di un attore piuttosto noto, di nome Dodo, che fin da bambino ha coltivato il sogno della recitazione. Negli anni Dodo si è trovato in situazioni complicate, imbarazzanti, sorprendenti. Ha conosciuto il successo e l’insuccesso, la fama e l’indifferenza. M viene a noi in un momento di profonda crisi in cui Dodo, sotto il peso dei ricordi, non ricorda più chi sia. E allora M s’immerge nel passato per ricostruire, un tassello alla volta, in che modo sia finita naufraga, senza più appigli. Condivide con il pubblico la natura della memoria stessa. Lo fa accarezzando delicatamente la scena, portando il racconto in un “altrove” dove tutto è possibile, anche che una memoria ci si presenti in carne e ossa.

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