Bensi Paolo

Vincitore della “Sezione Drammaturgia – Atti Unici” alla XIV edizione del “Concorso Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos” con il testo: “Caro buio”.

Nel 2014 ha vinto  il Premio Fersen alla Drammaturgia con il testo La Macchia;

nel 2015 ha ricevuto una menzione d’onore al Premio Lago Gerundo  per il testo teatrale De Profundis;

nel 2018 ha vinto il Premio Fersen alla Drammaturgia e il Concorso Autori Italiani (Premio Centro Attori) con il monologo Caro Buio;

il testo Caro Buio è stato recentemente pubblicato su un numero speciale della rivista Sipario, dedicato alla promozione europea della nuova drammaturgia italiana.

Inoltre ha pubblicato:

un dramma in due atti, intitolato Juana, con Le Càriti Editore (2011);

un testo teatrale composto da due atti unici, intitolati Miriam e La Vergine e Alina e le lucciole, con Aracne Editrice (2014);

una trilogia, intitolata Il richiamo dell’oltre, contenente tre atti unici (intitolati rispettivamente: La Macchia; Tu ti chiami Rosa; De Profundis), con Aracne Editrice (2018);

un romanzo, dal titolo Cronaca d’una finzione, con L’Autore Libri Firenze (2011).

 

N.B I cenni biografici sono pubblicati come inviati dall’autore all’epoca del ricevimento del Premio.

 

 

Caro Buio esplora gli abissi della cecità. Proprio per questo Caro Buio prevede che tutto il teatro, sala e palcoscenico, sprofondi nel Buio, in modo da restituire anche al pubblico la dimensione incerta e spiazzante del non poter vedere. Perciò chi recita è solo una voce, La Voce. Caro Buio vi chiede di immergervi in un Buio d’inchiostro, un Buio che incatrami tutto il vostro universo, dentro e fuori di voi. E allora…come scorre il tempo nel Buio? E che ne è dello spazio? Come si modificano le dimensioni del vivere, nel Buio? Esploriamo insieme un mondo senza immagini, privo di volti, di sguardi, di espressioni; un mondo privo persino della propria immagine, della propria ombra, della propria identità. Innamorarsi dell’altro senza averlo mai visto. Cosa si prova a partorire e a crescere un figlio senza vederne l’azzurro dello sguardo? E cosa è l’azzurro per chi non vede? Cosa sono i colori? L’azzurro del cielo. Cosa è il cielo? E come arrivano i suoni, le parole, la voce di Shakespeare o di Brecht, le note di Mozart, nel Buio? Che ne è della bellezza, che ne è della percezione dell’arte nel Buio? Ma Caro Buio desidera sporgersi oltre, affacciarsi sul baratro d’una cecità più complessa e sottile, la cecità dell’anima, il Buio pungente, osceno di chi si rifiuta di vedere l’altro, di chi si chiude, per paura, negando il diverso che è in noi, o quanto da noi è diverso.

 

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