Lombezzi Giulia

Ha ottenuto la “Segnalazione Speciale Tragos 2019” alla XIV edizione del “Concorso Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos” per il testo: “L’albero”.

Drammaturga, attrice e sceneggiatrice, nata a Milano nel 1987.
Diplomata nel 2009 al Teatro Arsenale di Milano.
Studia sceneggiatura presso La Macchina dei Sogni con Chicca Profumo.
Si perfeziona in drammaturgia con Yasmina Reza, Mark Ravenhill, Lucia Calamaro, Renato Gabrielli, Kossi Efoui, Tiziana Bergamaschi, Giacomo Veronesi.
Collabora come drammaturga con, tra gli altri, la compagnia Poudes di Teheran, il trio comico Trejolie di Milano, il collettivo Monkey Mood e la compagnia Focus 2 di Roma, la compagnia Ichos di Napoli, il Teatro del Simposio di Milano, la Compagnia dei Riservati di Udine, la compagnia Uovo Blu di Milano, l’Asilo dei Lunatici, collettivo da lei stessa fondato e varie altre realtà italiane e straniere. Collabora con registi quali Matteo Tarasco, Elisabetta Carosio, Giorgia Battocchio, Lazzaro Calcagno, Reza Baharvand, Benedetta Frigerio.
Pubblica “Quater – diario di un’ape operaia” con Nerosubianco editore (Cuneo), “Ora di Pranzo – Vaqte Nahar” con Daryabeighi editore (Teheran), “La durata dell’inverno” con Borgia editore (Roma) e “200.000 kg sulle spalle” con Zem Editore (Vallecrosia).

 

N.B. La nota biografica viene pubblicata come inviata dall’autore all’epoca del ricevimento del premio.

L’albero racconta la fine di due vite ordinarie, dipingendo alcuni istanti del quotidiano di Anna e Pietro, ospiti in una casa di riposo, e dei loro parenti. Parla della difficoltà di “dare in affido” un anziano, delle contraddizioni del caregiving, del dolore dell’anziano stesso, legato all’alienazione e alla perdita di autonomia.
Anna arriva all’ospizio un pomeriggio di primavera, e dal momento in cui sua figlia la saluta e se ne va, si ritrova sola con una serie di sconosciuti. Da una parte i coetanei, che interagiscono con lei in maniera surreale e confusa, dall’altra gli infermieri, estranei che la maneggiano con tutto il rispetto possibile, ma senza poter evitare di rimanere estranei.
Pietro è all’ospizio da parecchi mesi ma continua a vivere la propria condizione come transitoria, immagina che a un certo punto tornerà a casa e non riconosce il nipote, unico che viene a trovarlo e lo guarda mangiare tutti i giorni, cercando di riportarlo indietro dal luogo rarefatto in cui è andata a perdersi la sua mente, cercando di ridargli un senno.
In questo microcosmo ovattato le storie di Anna e Pietro forse arriveranno a toccarsi, per restituirsi, nei giorni della fine, un ultimo grammo di compagnia.

 

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