Tirante Nella

Ha vinto la sezione Drammaturgia – Teatro Donna alla XV edizione del “Concorso Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos” con il testo: “Fuori”.

Nella Tirante, attrice e drammaturga.

Nasce a Roma, dove si conoscono i genitori: suo padre è siciliano e la madre peruviana (figlia d’immigrati italiani) cresce a Nizza di Sicilia in provincia di Messina, successivamente si trasferisce a Roma dove vive attualmente . La sua formazione è variegata, a cominciare da quella artistica: si diploma in accademia di Belle Arti, con una tesi in costume per lo spettacolo lavora come decoratrice costumista e scenografa e contemporaneamente si forma come attrice in primis con il maestro Donato Castellaneta e Maurizio Marchetti e poi E. Dante,V. Pirrotta, F. Scaldati.

Ha lavorato tra gli altri con L. Melchionna , G. Sepe, W. Manfrè, ma il lavoro da scritturata non le basta, fonda così nel 2007, “ Cosa sono le nuvole” (con la sorella anch’essa attrice) compagnia di ricerca teatrale.

Come drammaturga scrive: “Figghia d’arte”, dedicato a Pina Menichelli, scritto, diretto e interpretato. Nel 2017 scrive Fidelity card”, spettacolo vincitore de “I teatri del sacro 2017 .

Nel 2018 il testo“Komiker”, è finalista al premio di drammaturgia “teatro musica e shoah”promosso dal dipartimento di Storia dell’università  Tor Vergata di Roma,  vincitore del premio di drammaturgia femminile “Donne e teatro”XIX edizione ed edito da Borgia editore (2018)  e finalista al premio internazionale Cumani-Quasimodo.

 

N.B. il curriculum viene pubblicato come inviato dall’autore/autrice all’epoca del ricevimento del premio.

Il silenzio è esploso improvvisamente a seguito del lock-down. Una donna chiusa in casa ha paura di andare fuori. Formula una sorta di litania con cui elenca gli elementi necessari per uscire, ma le manca sempre qualcosa, per cui è costretta a tornare indietro. I suoi compagni di cella: un principe ranocchio in mutande rinchiuso in camera da letto, con cui non ha dialogo,  una bambina secchiona davanti alla tv, con cui non riesce a interagire,  ed un intero condominio che  fa da controcanto alle sue parole. Fuori è un flusso di pensiero corpo e voce: una feroce riflessione di una donna su se stessa.  Il passato prende forma nei ricordi dell’infanzia prima e nell’affermazione della propria libertà come giovane donna che va incontro al suo destino, poi.  La paura si trasforma nella necessità di uscire per combattere un maschilismo ottusamente ancora presente oggi come ieri, ma la paura di andare fuori (e dunque di vivere) prende il sopravvento e supera quella della morte (anzi la si desidera). Alla prima pandemia ne succedono una seconda e una terza, ma la donna è sempre chiusa in casa, quando finalmente la morte (liberatoria?) arriva per tutti: vivi e morti convivono e tutti possono fluttuare liberamente.  La donna adesso può andare fuori e prepara per bene la vestizione dei morti tra i consigli telefonici di parenti presenti o trapassati e i vicini impiccioni. Al ritmo di un tango rinasce la voglia di toccarsi (e di vivere) e finalmente, assieme ai compagni di cella (eleganti come in una telenovela anni Ottanta) la donna esce, ma …

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