Inchiesta: l’editoria teatrale e le nuove prospettive del dopo pandemia.

Inchiesta: l’editoria teatrale e le nuove prospettive del dopo pandemia.

Le case editrici che si occupano di Teatro sono sempre esistite: in passato, spesso, molte case editrici non specializzate inserivano nel loro catalogo testi teatrali in collane create ad hoc; oggi le realtà editoriali che si occupano di teatro ed arti sceniche sono molte di più e più specializzate. Abbiamo intervistato cinque direttori editoriali:

  • Luca Cedrola, collana di drammaturgia contemporanea Sottotesto, sopra il Teatro – Nardini editore, Firenze
  • Federica Iacobelli, collana di letteratura teatrale per giovani lettori  I gabbiani – Edizioni Primavera, Cervinara (AV)
  • Maximilian La Monica, Editoria & Spettacolo, casa editrice indipendente specializzata nella pubblicazione di edizioni di teatro e spettacolo, Spoleto
  • Paolo Perelli, collana di testi teatrali La scena nova – Alpes editore, Roma
  • Bonifacio Vincenzi, collana di teatro Lilium – Macabor editore, Francavilla Marittima (CS)

Dall’evidenza che le esigenze relative a un testo teatrale sono collegate alla sua intrinseca natura, all’immenso problema riconducibile alle ben note e conclamate difficoltà finanziarie che di fatto impediscono ai giovani (non solo di età) drammaturghi di vedere in cartellone i loro pur talentuosi testi. Dalla scarsa volontà di valorizzare la drammaturgia contemporanea italiana, alla preoccupazione per lo scollamento tra il linguaggio teatrale e il linguaggio del cinema e soprattutto delle serie Tv che rappresentano oggi (e con la pandemia ancor di più) il modo più diffuso attraverso cui il pubblico gode della narrazione di una storia. Gli intervistati hanno fatto il punto sulla situazione di lockdown che ha portato anche frutti, perché nel confinamento, molte persone hanno ricominciato a dialogare, a leggere, a scrivere. La ricerca Libro bianco sulla lettura e i consumi culturali in Italia 2020-2021, voluta dal Centro per il libro e la lettura e realizzata dall’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori, rivela che gli italiani sono tornati a leggere più di prima. Sono nate presentazioni on-line, reading, percorsi di approfondimento legati ai singoli testi, a volte anche sostenuti da teatri e associazioni importanti in diverse regioni italiane. 

È ancora strategico stampare libri dedicati alla drammaturgia e alla critica teatrale oppure risulta più attuale e fruibile affidarsi agli spazi capillari offerti dal web? Secondo gli intervistati, la carta stampata non è ancora stata bypassata dai testi digitali, la cui leggerezza e economicità non compensano l’emozione suscitata dall’avere fisicamente un libro tra le mani: i due sistemi possono e anzi debbono convivere e integrarsi. 

Gli editori contatti non si reputano audaci o folli per il loro operare in un ambito di nicchia quale indubbiamente è quello dell’editoria teatrale: credono fermamente che sia possibile fare davvero un po’ di differenza, adottando prospettive con cui cercare di far accadere i cambiamenti: in un Paese civile quale dovrebbe essere il nostro, in ogni teatro dovrebbe esistere un bookshop, così come accade per le mostre. Non è che i testi teatrali non si ‘vendono’; è che non si ‘vedono’. 

L’inchiesta è integralmente pubblicata su Cromosoma T(eatro), nel numero 3 speciale Bookcity, Milano 2021.